Namasté

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Una volta ad un corso di tedesco conobbi un ragazzo indiano, mi salutò dicendomi una parolina che avevo già ascoltato tante volte, alla fine di un corso di yoga, in una puntata di lost o in contesti spirituali dove questa parola appariva ai miei occhi una sorta di password per accedere alle porte dell’anima. Avevo la possibilità finalmente di chiedere ad un vero indiano cosa significasse davvero. Così carica di speranza lo fermai: Namasté… mi puoi spiegare bene cosa significa? Lui mi guardò un po’ stupito, poi aggiunse… Certo scusa… significa Ciao!

Nonostante la mia delusione in quel momento compresi che da occidentale avevo caricato di magia un saluto che è magico di per se, e che non ha bisogno di essere spiegato, mi spiego meglio:

La parola:Namasténamastenamastèe (नमस्ते) o namaskar (नमस्कार)deriva dal sanscrito: namas (inchinarsi, salutare con reverenza) e te (a te) ed è un saluto originario della zona di India e Nepal. Il saluto viene accompagnato da un gesto delle mani unite in segno di preghiera con i gomiti alti, portate al centro del cuore della bocca o della testa. Questo gesto rappresenta un mudra e viene utilizzato a completamento di alcune āsana nello yoga.

Quel “Te” nel saluto è inteso come un te spirituale e potremmo tradurlo con: le qualità divine che sono in me si inchinano alle qualità divine che sono in te, o anche, meno sinteticamente, unisco il mio corpo e la mente, concentrandomi sul mio potenziale divino, e mi inchino allo stesso potenziale che è in te.

Questo saluto è un po’ come uno scanner, una vista a raggi X che oltrepassa il corpo e va direttamente all’anima, riconoscendo e salutando la parte divina che risiede in ognuno di noi, azzerando i ruoli, mettendoci in contatto con il proprio subconscio, rendendoci presenti e lucidi di fronte a qualsiasi persona con cui veniamo a contatto.

Ritornando al discorso iniziale, credo che per un occidentale quel “ciao” possa avere una valenza diversa, così come per gli orientali sarà diverso il nostro. Eppure da quella volta mi sono resa conto che quando saluto qualcuno presto molta più attenzione, quante volte chiediamo come stai, senza essere nemmeno troppo interessati alla risposta. Concludo lasciando che la divinità che c’è in me saluti la vostra: Namasté, cari amici lettori.

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