Atlantide è una sensazione

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Non sono mai stata attratta dal mito di Atlantide, o meglio non sono mai stata attratta al punto da fare ricerche, da leggere libri o vedere film in merito alla questione. Eppure, Atlantide me la porto dentro.

Il mito narra di questa civiltà precedente alla nostra, in cui gli esseri che la popolavano erano molto simili a noi in termini di fattezze, ma molto diversi sul piano evolutivo avendo sviluppato capacità come la telepatia e la chiaroveggenza. Grazie, probabilmente proprio a queste e ad altre capacità, erano giunti ad un progresso tecnologico senza pari, tra macchine volanti che si muovevano grazie alla loro forza vitale, abitazioni estremamente sofisticate che sorgevano intorno ad un sistema idrico avanzato sempre presente nelle raffigurazioni fantastiche.

Molte sono le teorie sul luogo in cui si ubicava, tra Mar Mediterraneo, Antartide, Oceano Atlantico, Azzorre, oltre le colonne d’Ercole, Canarie e addirittura in Sardegna. Le congetture partono dai Dialoghi di Platone e non sono mai state abbandonate. Sebbene possa sembrare curioso il fatto che una leggenda sia persistita così a lungo nel tempo, è pur vero che a parte qualche ritrovamento di civiltà sommerse dall’acqua non ci sia mai stata prova scientifica della sua reale esistenza. Eppure perché ci affascina così tanto? Ad attirare più di tutto è forse proprio la possibilità di scoprire ed appropriarsi dei segreti che avevano reso quelle popolazioni così avanti.

Ma se erano così avanti, perché allora si sono estinti? Alcuni testi sacri tibetani parlano di una civiltà distrutta dall’atomica più di 10 mila anni fa in cui una battaglia feroce avrebbe fatto sparire e ricadere l’umanità nella sua fase primitiva. Pochi di loro si sarebbero salvati e tra le “sotto razze” degli Atlantidei ci sarebbe il popolo dei Tolteki.

Se vi state chiedendo di quale utilità potrebbe essere una riflessione su una presunta civiltà leggendaria, se vi state dicendo che è tutta una stupidaggine, una storia della buonanotte a cui gli esseri umani creduloni fanno appiglio, permettetemi di dirvi che vi state facendo le domande sbagliate.

Credere o meno all’esistenza di qualcosa che appartiene al passato, reale o immaginario che sia, è forse la cosa meno importante. Trarre insegnamento da una storia, un racconto o un’esperienza lo è molto di più.

Avete mai sentito parlare di un certo Neil Harbisson? L’uomo riconosciuto come il primo cyborg esistente, per essersi impiantato un’antenna bluetooth nel cervello, grazie alla quale connettersi al wi fi in modo da poter distinguere i colori che non riusciva a vedere a causa di una malattia. Per non parlare di biohacker e transumanisti, che vedono il corpo umano ormai come obsoleto, non più in grado da solo di progredire verso il futuro senza l’aiuto della tecnologia. Si tratta di veri e propri movimenti culturali che sostengono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, per migliorare gli aspetti “indesiderabili” della condizione umana, come la malattia, la vecchiaia e così via.

Cosa c’entra tutto questo con Atlantide? Si narra che questa civiltà divenne così avanzata dal punto di vista tecnologico da essersi allontanata totalmente dalla sua coscienza più profonda, diventando fredda e desiderosa di potere e che questo sia stata la causa della sua distruzione.

A questo punto potremmo quindi dire che Atlantide è un ricordo che appare nei sogni sotto forma di rovine che sorgono in mezzo all’acqua, ma è soprattutto un monito per una società che si allontana sempre di più da se stessa.

Il corpo è la nostra casa, non è obsoleto e le malattie i disagi, così come le emozioni e le gioie che proviamo attraverso di esso, sono il frutto di un’esperienza di crescita che porta alla vera evoluzione. Se è pur vero che la tecnologia sia stata di estremo aiuto nel migliorare le nostre condizioni di vita negli anni, non deve essere scambiata con il mezzo attraverso il quale è possibile evolvere. Se l’automobile riesce a portarci più velocemente e con maggiore sicurezza, rispetto ad una carrozza, in un luogo, bisogna ricordarsi che l’impulso a spostarsi e l’esperienza che se ne trae non dipende dalla macchina.

Gli schermi sui quali trascorriamo sempre più tempo al giorno ci stanno rendendo schiavi e freddi.

La meditazione, lo yoga, il reiki e tantissime altre discipline olistiche e sciamaniche, funzionano meglio di un wi fi, soprattutto perché partono da una ricerca interiore delle capacità che possediamo e che resteranno nascoste se continuiamo a non cercarle o a sostituirle con oggetti esterni a noi.

Atlantide è una sensazione che molti si portano dentro e che viene fuori in tutti quei momenti in cui si crea una connessione magica tra gli esseri umani e la natura.

Atlantide è una sensazione lontana che non si dimentica per evitare che si ripeta.

 

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