Intervista a Luana di Rasayana

Cosa ci direbbe un prodotto cosmetico se avesse il potere della parola? Ci pensate mai?
Uno shampoo da supermercato direbbe: “Non usarmi! Contengo dimethicone!” Un siero alla bava di lumaca ci invoglierebbe dicendo: “Se mi usi tutti i giorni la tua pelle sarà meravigliosa!”. E una crema antiage, con molta onestà aggiungerebbe: “Usami quanto vuoi…ma miracoli non se ne fanno!”.

Se i cosmetici non possono parlare, possono però farlo i loro creatori. Ecco che nasce l’idea di questa piccola rubrica in cui dare voce ad alcune aziende cosmetiche italiane che lavorano in maniera consapevole e nel rispetto dell’ecosistema nel quale viviamo.

Il secondo appuntamento lo dedico a Luana, creatrice del brand Rasāyana che ha saputo unire la conoscenza dell’āyurveda a quella della tradizione erboristica italiana, portando in Italia la sapienza, i colori e la bellezza delle donne indiane che da secoli si dedicano alla “lunga vita”(rasāyana). Dall’India importano un numero limitato di piante ayurvediche che vengono lavorate in sinergia con piante nostrane e poi coltivate in Italia, ponendo grande attenzione al packaging all’interno del quale sono contenuti i loro prodotti.

 

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È stato un anno faticoso e pieno di cose da dover reimparare. Siete riusciti a fare un po’ di meritate ferie?

Intanto ti ringrazio per questa intervista e questo spazio. Sì, è stato un anno faticoso, penso per chiunque. Per fortuna siamo riusciti a ritagliarci qualche giorno di ferie che abbiamo trascorso in montagna. Negli ultimi anni per noi è diventato un rifugio in cui ricaricarci a contatto con la natura. Ora siamo pronti a ripartire con la giusta energia.

Una volta ho sentito una ragazza che parlando di alga spirulina la definiva un’erbetta ayurvedica. Ciò mi ha fatto capire che c’è molta confusione in merito e che āyurveda è una parola molto di moda, utilizzata spesso in modo erroneo. Spiegheresti a chi ci legge cosa sono le erbe ayurvediche e perché vengono chiamate così?

Questa è una domanda che richiede una risposta un po’ articolata, infatti, prossimamente uscirà un articolo sul nostro blog per fare chiarezza, vista la confusione di cui giustamente parli.


Ricordo intanto che l’Āyurveda è la medicina tradizionale indiana. Le cosiddette “erbe ayurvediche” in Āyurveda si chiamano più propriamente “oshadhi” (oṣadhi) e non sono altro che piante medicinali, dunque piante utilizzate a livello fitoterapico dai medici ayurvedici. Alcune di queste piante poi, hanno anche un uso cosmetico o topico, oltre che medico.


La definizione di “erbe ayurvediche” è prettamente occidentale e piuttosto recente. Nei testi ayurvedici non si parla di piante ayurvediche o erbe ayurvediche: si parla semplicemente di piante, medicinali oppure officinali. Così come noi non chiamiamo le piante della nostra tradizione “piante della fitoterapia italiana” o “piante dell’erboristeria italiana” ma semplicemente piante officinali o medicinali.
Per scarsa conoscenza dell’argomento, finiscono all’interno dell’insieme di queste “erbe” anche piante che in Āyurveda non si utilizzano tradizionalmente, come ad esempio la goond katira (una gomma prodotta da un arbusto), il baobab, la malva, l’açai, il sidr, il katam e l’alga spirulina, da te citata. Queste solo per citare alcune sostanze che ho visto annoverare come “erbe ayurvediche” negli ultimi anni. Ma probabilmente ce ne sono molte altre.


Motivo di confusione è sicuramente il fatto che alcune marche hanno nel proprio assortimento di piante secche in polvere, sia piante della tradizione ayurvedica, sia piante di altro tipo. E i clienti fanno di tutt’erba un fascio, se mi consenti il gioco di parole.


La confusione sulla spirulina potrebbe anche essere data dal fatto che in India oggi si coltivi quest’alga a scopi commerciali, tuttavia non fa parte della tradizione ayurvedica né antica, né attuale. Magari una persona leggendo la frase “Made in India” sulla confezione dà per scontato che sia una sostanza di uso comune in Āyurveda.


Va detto inoltre, che l’Āyurveda consiglia di utilizzare le piante locali, quindi un preparato ayurvedico fatto in Italia da un terapista ayurvedico potrebbe contenere una pianta italiana, anche se non possiamo per questo definire questa pianta “erba ayurvedica”.


Infine, bisogna considerare che alcune piante non indiane oggi fanno parte dei trattamenti ayurvedici anche in India, senza però essere citate nei testi classici ayurvedici, poiché all’epoca quelle piante non erano ancora arrivate in India. È il caso della camomilla, dell’altea, della calendula o dell’hamamelis, tanto per citarne alcune. Ci si accorge che non erano piante usate tradizionalmente perché non hanno un nome sanscrito, a differenza delle varie amalaki, brahmi, bibhitaki, methika etc.


Concludo citando un’espressione che mi fa sorridere ogni volta che la leggo o la sento dire, ovvero “il nome indiano di quest’erba è….”. La dicitura “nome indiano” non significa nulla. In India ci sono 23 lingue e 2000 dialetti riconosciuti. Quindi la stessa pianta si chiama nelle varie zone dell’India e nelle varie lingue, con nomi completamente diversi. In sanscrito poi la stessa pianta ha innumerevoli nomi. Sulle piante officinali indiane c’è davvero molta confusione.
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L’āyurveda è una delle scienze più antiche del mondo tutt’oggi ancora alla base della medicina indiana. Da occidentale pensi sia possibile integrare questa filosofia alla nostra mentalità così diversa?

Penso che si possano conciliare alcuni insegnamenti della tradizione ayurvedica con il nostro modo di vivere e di pensare. Ad esempio, possiamo iniziare avvicinandoci alla pratica dello yoga e dalla meditazione, parte integrante dell’Āyurveda . Ultimamente si sono moltiplicati gli studi che dimostrano i benefici di yoga e meditazione per il corpo e per il cervello.

Possiamo modificare il nostro stile di vita per renderlo più salutare, ripartendo magari dalla dieta mediterranea, un patrimonio che troppo spesso dimentichiamo di possedere. Ti chiederai che cosa c’entra la dieta mediterranea con l’Āyurveda?

Ebbene, l’Āyurveda è una medicina preventiva, che basa la maggior parte delle sue terapie sulla dieta, che deve essere sana e varia, basata su cibi freschi, a seconda della costituzione individuale.

Io non sono una dietologa o una nutrizionista, quindi non do mai indicazioni in merito, ma credo che sia importante il concetto di prevenzione delle malattie. È un concetto che noi persone comuni abbiamo un po’ dimenticato visto lo stile di vita totalmente sedentario o del tutto frenetico che abbiamo adottato, nonostante le indicazioni dell’OMS che consiglia di avere una dieta salutare, fare attività fisica e integrare uno stile di vita sano per prevenire le malattie croniche.

Quindi già ritornare alla nostra dieta mediterranea sarebbe un buon inizio. Se a questo si riuscisse ad aggiungere lo yoga e la meditazione, avremmo introdotto buona parte degli insegnamenti ayurvedici nella nostra vita quotidiana.

Luana sto per farti quella domanda che ti sentirai fare spesso da persone appassionate dell’India come me! Ci racconteresti un po’ della tua esperienza in questo paese così controverso e allo stesso tempo magico?

Ho lavorato nel campo della cooperazione allo sviluppo in ottica di genere in Bangladesh, paese che mi ha ospitata e accolta per anni. Studio da molto tempo filosofia indiana, sanscrito e Āyurveda . Parlo bengalese. Amo la letteratura e la cultura indiana. Non per ultimo il cibo indiano e bengalese. Ho molti amici bengalesi e alcuni mi telefonano ancora, anche se sono trascorsi molti anni da quando sono andata via, mi chiedono spesso quando tornerò a fargli visita, domanda a cui purtroppo non so dare risposta. Ho dei ricordi bellissimi del periodo in Bangladesh e dei viaggi in India. Quello che sono oggi è il risultato di quegli anni. Il mio amore per quella parte di mondo è frutto del tempo passato con le persone del luogo, in quel contesto, con le sue caratteristiche così particolari.

Il subcontinente indiano è un territorio molto ampio, diverso da regione a regione, eppure con tratti comuni. È anche ricco di contraddizioni, impossibili da non vedere. Mi piace che tu abbia usato la parola “controverso” per descrivere il Paese. È proprio così. Noto invece che molti occidentali affascinati dalle filosofie orientali non sono in grado di vedere queste contraddizioni. O se le vedono, le giustificano. Questo è molto triste. Amare un luogo non significa idolatrarlo e non riconoscerne i difetti. Anche in Italia abbiamo molti problemi e ammetterlo non significa non amare il proprio Paese. Mi piacerebbe che si riuscisse a guardare all’India senza quella patina di mito che la ricopre, ma apprezzandone i tanti aspetti positivi e riconoscendone gli innegabili lati negativi. Sarebbe bello farlo per ogni Paese, a dire il vero.

Di recente avete pubblicato alcuni esperimenti relativi all’utilizzo dell’amla e dei vostri prodotti che la contengono. Trovo che i risultati siano davvero interessanti e che facciano finalmente un po’ di chiarezza. Invitando chi non l’avesse già fatto a leggere il vostro blog, ti andrebbe di farci un riassunto qui?

Fondamentalmente abbiamo effettuato degli esprimenti su delle ciocche bionde utilizzando i nostri prodotti contenenti amla per vedere se avevano un effetto scurente. Abbiamo anche fatto un confronto con della polvere di amla pura applicata su una delle ciocche, per vedere se c’erano differenze.

Dopo 6 mesi di trattamento con i nostri prodotti, utilizzati con tempi di posa molto più lunghi di quelli normali, possiamo dire che i prodotti testati non hanno alterato in alcun modo il colore di partenza.

L’unico prodotto che ha scurito leggermente la ciocca trattata è stata la “Lozione Rinforzante Triphala” ma è bene specificare che la lozione va applicata solo sul cuoio capelluto, mentre noi per poter fare gli esprimenti abbiamo dovuto applicarla sulla lunghezza della ciocca. Inoltre lavandola tende a scolorire gradatamente. Quindi riteniamo che se utilizzata correttamente (solo sul cuoio capelluto) anche la lozione non dovrebbe dare problemi. Ad ogni modo, abbiamo deciso che solo per la lozione manterremo l’avvertenza in etichetta “contiene amla” di modo che i consumatori siano avvisati e possano scegliere consapevolmente.

La ciocca trattata con polvere pura di amla, invece, si è scurita in maniera più evidente, senza però stratificarsi. Dopo la prima applicazione la ciocca è diventata biondo cenere senza scurirsi ulteriormente con le applicazioni successive.

Speriamo con questi test di avere rassicurato tante persone che temevano di alterare il colore dei propri capelli con l’utilizzo dei nostri prodotti.



Un’altra cosa di cui avete parlato di recente sono i Dosha, le tre tipologie di costituzione fondamentali nell’Ayurveda. Ci spiegheresti meglio cosa sono?

I dosha (doṣa) sono la parte più difficile da capire per noi. Sono un concetto totalmente diverso dal nostro modo di rapportarci alle cose.

Noi occidentali facciamo fatica a pensare che corpo, mente e spirito siano collegati. Per noi c’è il corpo, che è staccato dalla mente, che è staccata dall’anima, volendola così chiamare. Secondo l’Āyurveda invece è tutto collegato. L’equilibrio tra corpo, mente e spirito è la chiave per la salute. Salute dunque non è assenza di malattie, ma equilibrio e armonia tra l’esterno e l’interno.

Per quel che riguarda la costituzione, secondo l’Āyurveda non esistono due persone identiche. Quindi persone che hanno la stessa costituzione non sono uguali, ma hanno solo macro caratteristiche in comune con una combinazione unica di queste caratteristiche.

I tre dosha sono sempre presenti in ogni persona e la singola costituzione rappresenta la predominanza di uno o più dosha in una combinazione specifica.

Prendiamo ad esempio la costituzione Vāta-Pitta: l’individuo con questa costituzione ha due dosha predominanti, quindi le caratteristiche fisiche e mentali dell’individuo saranno in predominanza quelle di Vāta e di Pitta. Ma anche Kapha parteciperà con le sue caratteristiche a definire la personalità e la mente dell’individuo, anche se in modo molto più marginale rispetto ai due dosha dominanti.

Come vive la tua famiglia il tuo interesse per una cultura così diversa dalla nostra? Ti appoggiano oppure non sono interessati?

La mia famiglia ha sempre appoggiato le mie scelte, anche quando lavoravo in Bangladesh a migliaia di chilometri da casa.

D’altra parte la prima appassionata di cultura orientale è mia madre che possiede una vasta biblioteca di testi di letteratura indiana a cui ho attinto fin dalla mia adolescenza. Posso quindi dire che l’amore per l’India mi è stato trasmesso da lei.
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Si avvicina il periodo di caduta dei capelli, avresti una ricettina rinforzante fai da te da consigliarci?

Consiglio di realizzare un oleolito di amla. Basta prendere la polvere della pianta essiccata e farla macerare in un vasetto riempito di olio di sesamo per 30-40 giorni al buio. Il vasetto andrà rigirato ogni tanto. Poi si filtra l’olio un paio di volte, per eliminare tutta la polvere. L’olio filtrato si può utilizzare sui capelli come impacco rinforzante da applicare per almeno mezz’ora a capello umido prima dello shampoo.

La ricetta ayurvedica originale prevede una lentissima bollitura della pianta in olio, ma la macerazione è un ottimo sistema di estrazione e sicuramente è più semplice da realizzare in casa.

Hai una routine che segui per la cura dei capelli? Con quanta frequenza li lavi?

La mia routine capelli è abbastanza semplice. Ho la fortuna di avere capelli folti e spessi grazie ai geni di famiglia e portandoli corti non necessito di particolari cure. Tuttavia sono grassi e faccio nuoto, ho quindi la necessità di lavarli spesso, alternando il nostro shampoo purificante con quello delicato. Come balsamo a risciacquo utilizzo il nostro “Balsamo Districante Rinforzante” che non appesantisce i capelli grassi, nemmeno se applicato sulla cute. D’inverno, quando i miei capelli si increspano molto, alterno il balsamo a risciacquo con una nocina del nostro “Balsamo Leave-in anticrespo”.

Ogni 30-40 giorni faccio l’henné. Per il mix di erbe vado a occhio a seconda dell’ispirazione del momento e siccome mi piace cambiare, li vario spesso. Ultimamente ho una predilezione per il katam. Ogni tanto faccio una sherazade, usando il nostro balsamo a risciacquo mescolato all’henné e altre piante tintorie. Uso solo pettini a denti larghi e con cautela, non strofino i capelli da bagnati ma li tampono, non uso la piastra e regolo il phon ad una temperatura medio-bassa. Questo è tutto. 
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È incredibile come a volte una passione oltre a rispecchiare il nostro animo, segua i nostri connotati fisici. A vederti hai l’aspetto di una donna indiana. Te lo hanno mai detto?

Sì, me lo hanno detto molte volte, soprattutto quando portavo i capelli lunghi e vestivo alla bengalese. Una volta mi hanno anche detto che probabilmente in un’altra vita ero bengalese. Mi sono affezionata a questa ipotesi e mi piace pensare che sia così.

Credi che ognuno di noi sia giunto qui con una particolare missione? Se si, senti che stai portando avanti la tua?

Non saprei dire qual è la mia missione, forse nessuno di noi lo sa veramente! Mi rende però contenta sapere che con dei semplici cosmetici si riesca a far sentire meglio le persone. La nostra Lozione Rinforzante Triphala, ad esempio, è riuscita a ridare fiducia a diverse persone, che stavano vivendo con ansia e preoccupazione una caduta eccessiva dei capelli. In tanti ci hanno scritto per ringraziarci, dicendo che il fatto di vedersi con dei capelli più forti e che cadono di meno, sia stato un aiuto dal punto di vista psicologico. Al di là dell’aspetto commerciale, credo che la soddisfazione maggiore per me sia proprio quella di aver portato una briciola di serenità nella vita di qualcuno.

Se la tua preghiera venisse ascoltata, cosa chiederesti per il pianeta sul quale viviamo?

Più che altro chiederei a noi esseri umani di trovare il modo di vivere in armonia con il nostro pianeta. Secondo la filosofia indiana, ogni essere vivente è un tutt’uno con l’universo, poiché è composto degli stessi elementi cosmici. Oggi noi sappiamo che siamo fatti della stessa materia delle stelle.

Quindi, sia che ci rifacciamo alla filosofia indiana, sia che seguiamo la scienza, vivere in armonia con l’universo significa vivere in armonia con se stessi. E per lo stesso motivo non curarsi del pianeta, significa non curarsi di se stessi.

Auguro a noi esseri umani di riuscire a vivere in armonia tra di noi, con gli altri esseri viventi e con il Pianeta.

 

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